Jazz CiTy Records è la nuova etichetta discografica di riferimento per il jazz

Jazz CiTy Records è la nuova etichetta discografica di riferimento per il jazz; l’obiettivo è quello di promuovere, diffondere e documentare questo genere musicale rivolgendosi al grande pubblico, dai più ai meno giovani, dagli appassionati ed esperti ai nuovi ascoltatori.

Jazz CiTy Records is the new crucial Jazz record label: its aim is to promote, spread and document this music genre for the public at large, the young, the not so young, aficionados, experts and newcomers.

Jazz CiTy Records è la nuova etichetta discografica di riferimento per il jazz

The Golden Age rappresenta la realizzazione di un sogno perseguito con dedizione da Armando Trovaioli, a testimonianza degli ultimi anni di una vita straordinaria; una creazione in cui le melodie di commedie musicali e film da lui composte, divengono una grandiosa opera Jazz.
L’album trae origine dalla sua intensa e rigorosa collaborazione con l’amico Dino Piana, artista unico nella storia del jazz italiano per talento e personalità, e con Franco Piana, che ne ha curato gli arrangiamenti sotto la personale supervisione dello stesso Trovajoli.
Sebbene pubblicato postumo – Armando ci ha lasciati nel 2013 – The Golden Age ha trovato in Fulvio Albano, direttore e produttore artistico, nella Torino Jazz Orchestra, e nei solisti ospiti, Dino e Franco Piana, Terell Stafford e Scott Hamilton, i suoi interpreti ideali.

The Golden Age is the accomplishment of a dream pursued with dedication by Armando Trovaioli, a testimony to the last years of on extraordinary life; a creation in which the melodies of musical comedies and films composed by him become on impressive Jazz opera.
The album originates from his intense and rigorous collaboration with his friend Dino Piana, another unique artist in the history of ltalian jazz for talent and personality, and with Franco Piana, who took care of the arrangements under the persona! supervision of Trovajoli himself.
Although published posthumously – Armando left us in 201 3 – The Golden Age found in Fulvio Albano, director and artistic producer, in the Torino Jazz Orchestra, and in the guest soloists, Dino and Franco Piana, Terell Stafford and Scott Hamilton, his ideai interpreters.

Nel 1905, un tale di nome Eleisha Pechey inventa un nuovo carattere tipografico, battezzandolo Windsor. Circa settant’anni dopo un regista di nome Allan Stewart Konisberg lo aggiungerà alle sue già numerose ossessioni, facendolo diventare il carattere distintivo dei suoi titoli di testa. Quei titoli di testo bianchi su campo nero, così neutri, oggi non lasciano presagire nulla di quanto stia per cominciare, se non che si tratti, inequivocabilmente, di un film di Woody Allen. Le scritte con i nomi del cast tecnico – sempre gli stessi – e di quello artistico, insieme con la musica che inevitabilmente li accompagna, hanno ispirato questo lavoro, che intende rendere omaggio a Woody Allen in una maniera che probabilmente lui, grande appassionato di jazz tradizionale, non approverebbe: suonando in piano trio quei brani che ci riempiono le orecchie mentre negli occhi scorrono i primi fotogrammi del suo film. Quando sprofondiamo nella poltrona e pensiamo: play if again, Woody.

In 1905, a man named Eleisha Pechey invented a new typeface, naming it Windsor. Around 70 years later a film director called Allan Stewart Konisberg added it to his many obsessions, making it the distinctive font of his opening credits. Those white-on-black credits, as neutral as they are, now give no hint of what’s in store for the viewer apart from revealing that it is, unmistakably, a Woody Allen movie. The credits with the names of the crew – always the same – and actors, with the music in the background, inspired this album, meant as homage to Woody Allen, a homage that, as a great lover of traditional jazz, he would probably not approve of: playing as a piano trio the songs that fili our ears during the first frames of his movies. When we get comfy in our armchair and think: “play it again, Woody”.

In questo intenso e divertente omaggio alle musiche di alcuni fra i più celebri TV shows americani degli anni Sessanta-Settanta, che hanno concorso ad alimentare l’immaginario di più d’una generazione, il pianista Massimo Faraò con il suo trio, ci regala una spumeggiante selezione sonora. Motivi indimenticabili, siglati da celebri compositori ed esecutori: Johnny Mendel, (M.A.S.H.), Lalo Schifrin, (Mannix), Neal Hefti (La strana coppia), Dave Grusin (Baretta), Stu Phillips & Glenn A. Larson (Quincy). Faraò, “il più nero dei pianisti italiani”, ha maturato la sua esperienza artistica e professionale a fianco di giganti del jazz come Albert Tootie Heath, Bobby Durham, Nat Adderley, Jimmy Cobb, Archie Shepp, Bud Shank, Benny Golson, George Cables. In questo lavoro è affiancato da due sidemen d’eccezione, al basso, Aldo Zunino e, alla batteria, Adam Pache. Guest star, Byron Landham che si alterna con Pache alla batteria. Completa il gruppo Fulvio Albano, saxofonista che, forse più d’ogni altro musicista del nostro Paese, ha raccolto l’eredità artistica di uno dei padri fondatori del jazz italiano, Gianni Basso.

In this intense and fun homage lo the music of some of the most celebrated American television shows from the ’60s and ’70s that fed the imagination of more than a generation of viewers, pianist Massimo Faraò and his trio present us with a sparkling musical selection. Unforgettable theme songs by renowned composers and performers such as Johnny Mendel, (M.A.S.H.), Lalo Schifrin, (Mannix), Neal Hefti (The Odd Couple), Dave Grusin (Baretta), Stu Phillips & Glenn A. Larson (Quincy). Faraò arrived at his level of artistic and professional experience performing alongside jazz giants such as Albert “Tootie” Heath, Bobby Durham, Nat Adderley, Jimmy Cobb, Archie Shepp, Bud Shank, Benny Golson, and George Cables. For this album, he is supported by two exceptional sidemen: Aldo Zunino on bass and Adam Pache on drums. Guest star, Byron Landham – inspired by Elvin Jones, Philly Joe Jones and Art Blakey – alternates with Pache on drums. The group is completed with the addition of Fulvio Albano, a saxophonist who maybe more than any other musician in ltaly, has embraced the artistic heritage of one of the founding fathers of ltalian jazz: Gianni Basso.

Omaggio a una band che, per svariati decenni, fu tra le più dinamiche del panorama internazionale e al suo leader – Art Blakey – che non solo seppe riunire artisti di grande valore, ma diede impulso a sfolgoranti carriere di giovani talenti, questo album raccoglie le reinterpretazioni in live di grandi classici dei mitici Jazz Messengers, composti da Kenny Dorham, Freddie Hubbard, Wynton Marsalis, Lee Morgan, Wayne Shorter, Hank Mobley, Benny Golson, Bobby Timmons, Horace Silver e Ceder Walton. Valery Ponomarev, da ragazzo nutriva il sogno di incontrare Art Blakey e suonare con lui. Grazie alla sua determinazione e al suo talento, negli anni Settanta, il suo sogno si avverò: il batterista lo ingaggiò quando Bill Hardamn lasciò la band e lo tenne con sé per quattro anni. In occasione del suo ultimo Tour italiano (2011 ), Valery Ponomarev ha voluto riproporsi come “messaggero de/ iazz”, infondendo, con il suo sound inimitabile, una straordinaria verve a questo gruppo capitanato dall’amico, Fulvio Albano, con cui condivide una certa visione di Jazz.

A tribute to a band that was among the most dynamic on the international scene far several decades, end to its leader – Art Blakey – who managed not only lo bring together artists of great value but also to boost young talents and their glittering careers, this album collects live reinterpretations of timeless classics of the legendary Jazz Messengers, composed by Kenny Dorham, Freddie Hubbard, Wynton Marsalis, Lee Morgan, Wayne Shorter, Hank Mobley, Benny Golson, Bobby Timmons, Horace Silver and Cedar Walton. Valery Ponomarev, from Russia, had the dream of meeting Art Blakey and playing with him since he was a child. Thanks to his determination end talent, in the seventies, his dream carne true: the drummer hired him when Bill Hardamn left the band and kept him with the band far four years. On the occasion of his last ltalian Tour (2011 ), Valery Ponomarev wanted lo present himself as a “messenger of jazz”, infusing, with his inimitable sound, an extraordinary verve lo this group led by his friend, Fulvio Albano, with whom he shares the same vision of Jazz.

Il brano che titola questo album, scritto dal celebre pianista e compositore John Lewis per il Modern Jazz Quartet, é tratto dalla colonna sonora del film siglato da Roger Vadim No Sun in Venice – Sait-on jamais… nella versione originale. Venice – melodia ispirata e, come l’intera opera di Lewis, orientata all’aspetto più intimista e descrittivo del jazz – diviene spunto per un’esplorazione, a livello orchestrale, di un certo gusto per l’eleganza formale; la raffinata selezione di brani, gli arrangiamenti originali di Fulvio Albano e Claudio Chiara, cui si aggiungono partiture di Dusko Gojkovic e Bruno Biriaco, valorizzano appieno l’inconfondibile sound dell’Italian Sax Ensemble. Il peculiare organico della formazione – una sezione di saxofoni composta da artisti di grande valore e un’impeccabile ritmica – impreziosito dall’inserimento della Chamber Music Orchestra (con orchestrazioni e composizioni di Andrea Ravizza) è completato da solisti d’eccezione, Dusko Gojkovic e Vito Giordano, che si alternano alla tomba e Danilo Moccia al trombone. In un panorama jazzistico sempre più segnato da multiformi esperimenti espressivi, questa incisione riconduce ai valori fondamentali del jazz, alla sua indomita vitalità e alla continuità della sua tradizione; una continuità non solo in termini di sequenza, ma di pura essenza

The little song for this album, written by the famous pianist and composer John Lewis for the Modern Jazz Quartet, is taken from the soundtrack of the film signed by Roger Vadim “No Sun in Venice” – “Saint-on jamais…” in the original version. Venice – an inspired melody and, as for Lewi’s entire production, expression of the most intimate and descriptive side of jazz – becomes a cue for an orchestral exploration with a taste for formal elegance; a refined selection of song arranged by Fulvio Albano and Claudio Chiara, plus scores by Dusko Gojkovic and Bruno Biriaco, fully enhance the unmistakable sound of Italian Sax Ensemble. The peculiar line-up of saxophones composed of artists soloists of great value and an impeccable rhythm – enhanced by the inclusion of the Chamber Music Orchestra (with orchestration and composition by Andrea Ravizza) is completed by extraordinary soloists Dusko Gojkovic and Vito Giordano, on trumpets and Danilo Moccia on trombone. In a jazz scene increasingly marked by multiform expressive experiments, this recording brings back to the fundamental values of jazz, to its indomitable vitality and to the continuity of its tradition; a continuity not only in the terms of sequence, but of pure essence.

Scritta da Sammy Fain, uno dei più prolifici compositori americani, la splendida melodia che dà il titolo a questo album ci rimanda all’essenza del jazz: il sound peculiare ed evocativo dei grandi maestri e l’interpretazione di standords, i brani classici divenuti porte insostituibile del patrimonio jazzistico. È un sapore lontano ma al contempo attuale e fruibile quello che il quartetto di Fulvio Albano ci presenta alla riscoperta di grandi songwriters e interpreti la cui esperienza artistica è inesauribile fonte di ispirazione nel panorama musicale contemporaneo. Accompagnato da una sezione ritmica dall’impeccabile swing – Massimo Faroò al pianoforte, Aldo Zunino al bosso e Adom Poche olla batterio – Fulvio Albano, che alterna il caldo sound del suo sax tenore a un sax soprano dalla voce morbida e originale, ci regala, in un fraseggio essenziale, un coinvolgente approccio o quell’o/d feeling della gronde tradizione del jazz.

The beautiful song thai gives this album its name, written by Sammy Fain, one of the most prolific Americon composers, brings us back to the essence of jazz: the unique, evocative sound of the great mosters ond the interpretotion of standords, the classicol songs thai have become an irreplaceable pari of the jazz heritage. lt is a distant bui al the same time contemporory and enjoyable flovor, which is presented by Fulvio Albano’s quarte!, rediscovering the greot songwriters ond interpreters whose ortistry is an inexhaustible source of inspiration on the musical scene even today. Supported by a truly swinging rhythm section – Massimo Foraò al the piano, Aldo Zunino on bass ond Adom Poche on drums – Fulvio Albano olternates the warm sound of his tenor saxophone with the soft and originai sound of his soprano, offering us, with his essential style, an engoging taste of “thai old feeling” of the greot tradition of jazz.